Il Minimum Viable Product (MVP): cosa è, a cosa serve, esempi.

Nel Post precedente abbiamo visto i 3 errori più comuni da non commettere per arrivare al product market fit, partendo da un Minimum Viable Product. Prima avevamo anche approfondito cosa è il product market fit e perchè è l’unica cosa che conta.

Adesso è tempo di affrontare l’MVP ovvero il Minimum Viable Product, uno dei concetti chiave della Metodologia Lean e sul quale ancora si fa tanta confusione.

Ecco cosa troverai:

  1. Cosa è il Minimum Viable Product
  2. Come scegliere l’MVP giusto per la mia Start-up
  3. Quanto tempo devo impiegare per creare il mio MVP
  4. Quanto Costa un MVP
  5. Ai miei customer piacerà il mio MVP
  6. Esempi di MVP
  7. Il Flusso di Attivazione nel MVP
  8. Consiglio Finale per la creazione del tuo MVP

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Il problema del Lean Start-up Movement è che può essere spezzettato in tante buzzword come MVP, Lean, Iterazione, etc. che, se non vengono calate all’interno di un mindset specifico rischiano di diventare più un fine che un mezzo. Con questo tipo di approccio si tende a perdere il senso del tutto e a sfruttare solo in minima parte la rivoluzione che il Lean Startup Movement ha portato.

La base è sempre la stessa: risparmiare tempo e soldi, validando le ipotesi più rischiose e procedendo per iterazioni migliorative.

Il Minimum Viable Product deve far parte di una strategia più ampia che ci aiuta a progredire e ad avvicinarci ai nostri obiettivi.

Tipicamente si arriva all’MVP dopo una fase di customer development, ovvero dopo aver capito se esiste un problema che merita di essere risolto. Il Minimum Viable product serve a validare la soluzione.

Puoi anche trovare un customer con un problema degno di essere risolto ma adesso devi capire se tu sei in grado di risolverlo e fargli pagare la tua soluzione.

1. Cosa è il Minimum Viable Product?

Per definizione il Minimum Viable Product è il prodotto che ti consente di massimizzare il quantitativo di cose che stai imparando con il minimo spreco possibile. Punto.

Per semplificare all’osso: visto che non hai la minima idea se quello che vuoi sviluppare funzionerà, perchè non costruire una versione che ti costa molto meno in un tempo ancora più ridotto per capire se ha senso andare avanti prima di costruire la soluzione finale?

Questa versione meno costosa e più veloce si chiama MVP.

Come vedremo più avanti esistono diversi tipi di MVP (Landing Page, Demo Funzionante, video, etc.) ma non ci sono MVP giusti e MVP sbagliati. Semplicemente hai a disposizione diverse tipologie di MVP per aiutarti a validare esattamente l’ipotesi che reputi più rischiosa: il prezzo, il target, la Unique Value Proposition, le feature, etc.

Se la Unique Value Proposition è la promessa che facciamo ai nostri customer, Il Minimum Viable Product deve essere in grado di mantenere quella promessa.

Il punto di partenza è sempre il customer e i suoi problemi.

Customer > Problem > Solution > MVP

Devi eliminare tutto ciò che non è un “must-have” per il tuo customer, tutte le distrazioni che diluiscono il valore del tuo prodotto. Infatti, più l’MVP è complesso e pieno di funzionalità più difficile sarà per te capire effettivamente cosa ha avuto impatto sulla validazione o invalidazione delle tue ipotesi.

L’essenza del tuo MVP deve essere legata al problema numero 1 che stai pensando di risolvere. Come ripeto spesso, per aumentare le probabilità di successo devi avere il coraggio (rende meglio le 🏀🏀…) di togliere funzionalità. Senza pietà.

Devi già sapere che prima o poi dovrai “buttare” il tuo MVP. Accettalo. Non sviluppare tante funzionalità, ma assicurati di fare quel minimo che ti serve per massimizzare l’apprendimento.

2. Come scegliere l’MVP giusto per la mia start-up?

Detto questo ti starai chiedendo: come faccio a capire che MVP fare?

Come sempre partiamo dal WHY e dopo decidiamo cosa fare e come farlo.

Prima di fare qualsiasi tipo di MVP devi avere molto chiaro perché lo stai facendo e come misuri il successo. Viceversa ti sarà impossibile capire se ti stai avvicinando o allontanando all’obiettivo.

Personalmente ho fatto decine di MVP tutti molti diversi tra loro proprio perché di volta in volta volevo validare ipotesi diverse, che in quel momento consideravo le più rischiose

L’MVP che scegli di fare può dipendere:

  • dalle ipotesi che vuoi validare
  • dal customer
  • dal business model
  • dal mercato
  • dalle tue skill
  • dal team
  • dal tempo che volete impiegare
  • dal capitale

3. Quanto tempo devo impiegare per costruire il mio MVP?

La risposta giusta è “dipende”, ma in generale se stai facendo software, se impieghi più di un mese non è un MVP.

Personalmente nella maggior parte dei casi ho fatto MVP, senza scrivere una sola riga di codice. Il grosso del tempo l’ho sempre dedicato al customer development (per capire qual è l’MVP giusto da fare) e alla customer acquistion, senza la quale non avrei avuto gli utenti per poter validare le mie ipotesi.

4. Quanto costa un MVP?

Anche qui “dipende”. Per esperienza personale posso dirti che se si tratta di software spesso puoi riuscire senza scrivere una sola riga di codice utilizzando piattaforme già esistenti. Per la maggior parte di feature che ho testato, con approccio Lean, ho usato sempre Google Form, Mailchimp e WordPress.

L’accesso alla tecnologia è sempre più semplice ed economico: esistono anche piattaforme per creare marketplace da 79$ al mese!

5. Ai miei customer piacerà il mio MVP?

Una delle resistenze maggiori che trovo nell’abbracciare questo tipo di approccio da parte di founder, di responsabili di prodotto, design o tech è che si preoccupano del fatto che l’MVP sia brutto e non piaccia.

Qui di seguito una serie di note da tenere a mente nel caso in cui ti stia facendo la stessa domanda:

  1. Il tuo prodotto non deve piacere. Deve risolvere dei problemi per cui il customer è disposto a pagare.
  2. Non puoi defininire qualità (e bellezza) se non hai chiaro il customer a cui ti rivolgi. Uno degli obiettivi del’MVP è , quasi, sempre quello di trovare il giusto segmento di customer.
  3. L’MVP non è rivolto alla totalità dei potenziali e futuri customer, ma solo a una piccola porzione: gli early adopter
  4. Non stai facendo arte, ma business. Pensa a quanto tempo e a quanti soldi ti farà risparmiare. La tua vision non verrà messa in dubbio, ma quello che devi accettare è che non hai la più pallida idea se quello che su cui stai investendo tempo e soldi funzionerà.
  5. Non farai un MVP ma ne farai tanti. Man mano che andrai avanti il rischio verrà distribuito su altre ipotesi che dovrai sempre e comunque testare. Comincia. Appena vedrai l’impatto che genera non ne potrai fare più a meno
  6. Nel dubbio tatuati sul braccio la citazione di Mark Zuckerberg: Se non ti vergogni del primo rilascio del tuo prodotto, avete rilasciato troppo tardi.

6. Esempi di Minimum Viable Product

Come anticipato l’MVP che costruisci dipende dalle ipotesi che vuoi validare. Per comodità ho disposto le principali tipologie di MVP che puoi realizzare in un continuum che va dalla totale assenza del prodotto che hai in mente, senza una singola riga di codice, fino a un prodotto effettivamente funzionante che qualcuno può utilizzare.

Le principali tipologie di MVP

Il Modo migliore per comprendere a pieno le diverse alternative che hai a disposizione è quello di vedere alcuni esempi di Minimum Viable Product.

Demo MVP: Dropbox

Questo è uno degli esempi più celebri di MVP che ha dato l’inizio a quella che oggi è un’azienda valutata 7,5 miliardi $ prossima alla quotazione sul Nasdaq.

L’MVP di Dropbox che ha dato l’avvio all’azienda valutata oggi 7,5 miliardi $

Il founder di Dropbox era consapevole che il problema non veniva percepito come tale dalle persone, ma era convinto che una volta sperimentata la soluzione “non potevi più immaginare la tua vita senza dropbox.”

Rilasciarono il video l’8 Marzo 2008 su Hacker News. In una sola notte passarono da 5000 iscritti alla waiting list a 75.000!

Probabilmente se non avessero utilizzato il giusto canale di distribuzione rivolto ai perfetti early adopter la storia sarebbe stata diversa.

Ricordati sempre: 50% del tempo costruire MVP e 50% customer acquisition

Crowfunding Campaign MVP: Storie della buonanotte per bambine ribelli

Ebbene sì, l’approccio Lean può essere utilizzato anche per prodotti fisici.

Esistono piattaforme come Kickstarter e Indiegogo che permettono di pre-vendere a un prezzo più basso del futuro prezzo pubblico l’oggetto che itnendi produrre.

E’ un modo semplicemente fantastico: ti permette di raccontare esattamente la tua visione (prezzo incluso!) e vedere come reagisce il mercato. In caso di successo hai già raccolto i soldi che ti servono per partire.

In questo caso si tratta della campagna più finanziata di sempre per un Libro. Hanno raccolto 675.000$ da oltre 13.000 persone.

L’MVP Mago di Oz: Porch

Questo è il mio preferito ed è il motivo per cui gli sviluppatori mi odiano, in questi casi.

Il prodotto che fornisci sembra software perfettamente funzionante, ma in realtà gran parte del lavoro è manuale.

A differenza del Cocierge MVP in cui il customer sa che fai tutto “a mano”, in questo caso Il Customer non sa che i processi sono svolti da persone invece che software.

Se va bene: letteralmente impazzisci (e gioisci) nel gestire la complessità che si crea se il prodotto ha successo, ma i benefici sono enormi. Sai esattamente cosa sviluppare dopo e a cosa dare priorità. Il prodotto già “eroga valore” al customer, adesso devi lavorare sull’efficienza e sui costi operativi.

Se va male: hai risparmiato tanti soldi e probabilmente sei in grado di capire su cosa pivotare e cosa potrebbe funzionare, come nel caso di Porch.

Originariamente chiamato Helpscore il sito avrebbe aiutato i proprietari di casa a trovare professionisti di ristrutturazione e lavori domestici grazie a un potente sistema di scoring. I founder pensavano che un elaborato sistema di valutazione basato su dati “freddi” associati ai vari professionisti avrebbe facilitato la vita a chi deve scegliere il giusto professionista a cui affidarsi.

Gli utenti utilizzavano il sito web per cercare i migliori professionisti grazie ad una serie di report che aggragavano dati. I report venivano però generati manualmente da persone, risparmiando così svariati mesi di sviluppo e dando la possibilità di testare la soluzione con utenti veri in poco tempo.

Questo approccio ha permesso ai founder di risparmiare tempo e soldi visto che l’ipotesi è stata invalidata: ai proprietari non interessava lo score dei professionisti! Quel che interessava erano dati “caldi” ovvero se i loro amici avessero già avuto esperienza con quei professionisti, la storia dei loro progetti, il passaparola, etc.

Nasce così Porch.com che risponde esattamente alle necessità che i customer avevano espresso.

Single feature MVP: Open Table

Tutti conosciamo oggi OpenTable, uno dei marketplace digitali più noti che semplifica la prenotazione dei ristoranti.

Pochi sanno come ha cominciato. Open Table ha iniziato dando ai ristoratori un gestionale per l’organizzazione dei tavoli e per assegnare le prenotazioni provenienti da telefono.

Successivamente hanno integrato la parte di prenotazione, valutazione, etc.

Il Single Feature MVP consiste nel realizzare una sola parte della tua visione, ma questa parte deve essere assolutamente funzionante e utilizzabile, evitando uno degli errori più comuni rappresentato dalle due piramidi nell’illustrazione: ovvero tante funzionalità fatte male.

7. L’elemento più importante da considerare se decidi di sviluppare un MVP utilizzabile.

Che sia un “Single Feature” o “Mago di Oz” se decidi di sviluppare un MVP che prevede una reale interazione dell’utente con il prodotto, la parte su cui tipicamente tenderai a incasinarti è il flusso di attivazione.

L’utente deve sperimentare la prima esperienza gratificante il prima possibile. Prima l’utente sperimenta l’”attività chiave”, prima manterrai la tua Unique Value Proposition, maggiori sono le possibiltà che l’utente sia soddisfatto.

Questo è il motivo per cui devi forzarti a rimuovere tutto ciò che si allontana dal problema principale che stai risolvendo e dal WHY finale che spingerà il tuo early adopter a sceglierti.

Meno è meglio. Ma assicurati sempre di non sacrificare l’apprendimento per la semplicità. Se devi far profilare un utente per poter segmentare fallo, ma magari non inserire un form da 7 campi. Limitati ai 2 più importanti.

MVP Bonus: Fresco Frigo

Ho incontrato Enrico Pandian qualche giorno fa che mi ha raccontato l’MVP della sua nuova start-up Fresco Frigo: un frigorifero intelligente con prodotti freschi e di qualità pensati per le necessità di lavoratori sempre più attenti al proprio stile di vita. Accessibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

Costruito in poche settimane, rispetto ai tempi necessari per industrializzare la produzione dei “Frigo veri”, il primo prototipo permette di aprire il frigo con l’app/carta/badge, ma non effettuare la transazione.

Sicuramente il pagamento non faceva parte delle ipotesi più rischiose da validare quindi questo aspetto è stato risolto avendo una persona ad assistere durante l’intera durata del test di due settimane.

Non posso condividere le metriche raccolte, ma posso dirvi che i risiultati sono stati molto più che incoraggianti 💣💣💣.

In base alle evidenze e alle metriche raccolte FrescoFrigo si è potuta muovere in avanti con raccolta fondi e hiring.

8. Consiglio finale per realizzare il tuo Minimum Viable Product

Al di là del MVP che scegli di realizzare assicurati sempre di avere estremamente chiara l’ipotesi che vuoi validare e come misurare il successo.

Ti faccio un esempio:

Decidi che l’MVP giusto è una Landing Page a cui portare traffico con Google Ads. Scegli le keyword, imposti il budget e a un certo punto il budget finisce. Non hai registrato alcuna conversione.

Cosa vuol dire questo?

Non c’è domanda? La Landing page è fatta male? Hai sbagliato la campagna? Il canale? Le Keywords? Non hai speso abbastanza per raggiungere il Costo di Conversione?

Se la tua ipotesi non è formulata correttamente e se non hai scelto come misurare il successo prima del lancio, il rischio di finire il test ed essere più confuso di prima è molto alto.

L’effetto dovrebbe essere l’opposto: completato il test dovresti essere nelle condizioni di decidere se perseverare o pivotare.

Esistono vari framework per formulare delle ipotesi per MVP. Uno dei più semplici è questo:

Credo che [IL CUSTOMER SEGMENT] ha dei problemi [NEL FARE DELLE COSE] e che io posso aiutarlo con [LA MIA SOLUZIONE]. Saprò di avere ragione se [CAMBIANO LE METRICHE].

L’MVP che farai dovrà aiutarti a capire se la tua ipotesi è vera o falsa.


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2 replies on “ Il Minimum Viable Product (MVP): cosa è, a cosa serve, esempi. ”
  1. Il post mi ha ricordato di tenere sempre a mente qual’è il vero problema del customer, non quello che io penso sia il problema del customer: la validazione è fondamentale.
    Per fortuna il resto lo ricordo perfettamente, ho seguito con estrema attenzione il workshop 🙂

  2. Articolo molto utile e chiaro! Gli esempi di MVP sono spesso difficili da trovare quando si cerca di approfondire l’argomento.
    Nella scelta dell’MVP da scegliere per la propria start up lspesso la difficoltà è capire quale ipotesi debba essere validata, e quando la start up offre diversi servizi capire quale sia quello più utile da validare per primo.
    Credo che la frase “Se la Unique Value Proposition è la promessa che facciamo ai nostri customer, Il Minimum Viable Product deve essere in grado di mantenere quella promessa” aiuti molto in questo intento.

Che ne pensi?