Diventare Product Manager: i 5 consigli da seguire (+1)

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Silvana de Santis -

Come diventare Product Manager oggi? Lo abbiamo chiesto a Silvana de Santis, Chief Product Officer @ Matcha, durante uno dei nostri primi episodi del podcast di Product Heroes che potete riascoltare interamente su YouTube!

Intervistata dalla nostra Sara Tortoli (che sarà tra i docenti nel nostro prossimo Master in Product Management in partenza a breve), Silvana è stata Head of Product di Hyperlex, startup legal tech del gruppo Kering e prima ancora del gruppo TripAdvisor. Oggi Silvana è CPO @ Matcha ma è anche parte della “storia” di Product Heroes: è stata lei, infatti, a supportare il team nella creazione dei primi programmi formativi ed è stata la coordinatrice scientifica del master del primo anno in Product Management.

Ha studiato semiotica a Bologna ed è specializzata in AI. Silvana oggi vive a Parigi. Con lei vedremo quali sono i 5 consigli (+1) per diventare Product Manager.

Diventare Product Manager: i 5 consigli da seguire (+1)

Dunque, quali consigli dovrebbe seguire una persona che intende diventare Product Manager?

“In realtà, quando ho cominciato a fare prodotto, ho iniziato in Francia. Lì non esisteva ancora questo ruolo, quindi ho cominciato da sola facendo un po’ gli errori che tutti facciamo. Ho fatto delle cose positive per caso, finché non ho cominciato a lavorare con la mia manager, che era americana. In America, infatti, il ruolo esisteva e quindi ho avuto la possibilità di imparare moltissimo fin dall’inizio.

Quindi, ho cercato di ripensare un po’ a tutta la mia carriera individuando cinque punti (che non sono gli unici, ovviamente) che mi stanno più a cuore perché toccano vari punti in cui mi sono veramente sbagliata (e che approfondiremo di seguito).

  • Primo: innamorarsi sempre dei problemi e non delle soluzioni;
  • Secondo: cercare di non accontentare tutti;
  • Terzo: ricordarsi che, nonostante quello che l’analogia dice, il product manager non è il ceo del prodotto;
  • Quarto: non ascoltare le persone che ti dicono di essere “estremamente data driven”;
  • Quinto: accettare la sindrome dell’impostore. 

Hard Skills e Soft Skills

Se ne dovessi prendere uno, il più importante, quale sarebbe? 

“Guarda, definirne uno è impossibile perché è già stato difficile ridurre tutto ciò a cinque. In realtà, ne prenderei due: uno per le hard skills e l’altro per le soft skills. Quello sulle hard skills è di pensare sempre ai problemi, di innamorarsi dei problemi e non delle soluzioni. Un errore che facciamo un po’ tutti. 

Sulle soft skills, invece, il consiglio è accettare la sindrome dell’impostore: è qualcosa che dobbiamo ricordare tutti e che io avrei apprezzato che qualcuno me lo dicesse dieci anni fa”.

(e la sindrome dell’impostore)

Una sindrome, quella dell’impostore che ti porti poi per tutta la tua vita lavorativa, non solo agli inizi della carriera. Ma come ci convive Silvana? Si dice sempre la verità?

“Io ho capito, forse troppo tardi, che non passerà mai. Per questo dico di accettarla, perché altrimenti resterà sempre lì. E in realtà ho capito che può tornarmi utile, soprattutto quando ogni tanto ho l’ego che diventa un po’ troppo importante, mi rimette con i piedi per terra. Facciamo un lavoro in cui la sindrome dell’impostore è abbastanza comune.

Si comincia senza avere nulla, non c’è un PhD in product management, quindi non si fanno degli studi per diventarlo; ci si arriva spesso per caso e alla fine ti chiedono di avere una laurea in Ingegneria, un master in Data Analyst, un corso in Psicologia Cognitiva. E ti chiedono un po’ di fare tutto e di farlo bene, cosa che è impossibile. 

Quindi alla fine ci si trova sempre lì a dire ‘ah, ma io non sono un ingegnere’, ‘ah, ma io poi non so come fare per analizzare perfettamente tutti i dati’. E questa cosa è una cosa che ti blocca. A me è successo spesso di guardare delle job positions e dire ‘ah, fighissimo, però no, non sono bravissima nello sviluppo, non sono bravissima nell’analisi dei dati, non sono bravissima ai scienze cognitive’ e quindi mi bloccavo io stessa nel dirmi che non fossi la persona che stavano cercando.

Ho passato forse la maggior parte della mia carriera a imparare ed è anche una cosa positiva che io apprezzo moltissimo, ma ho imparato moltissimo stando nello stesso ruolo, quello del Product Manager, cercando di diventare migliore in tutti i punti. Finché un giorno mi sono decisa che in realtà non era possibile. Bisognava soltanto lavorare con le persone giuste e cercare di costruire dei team che fossero abbastanza eterogenei perché ognuno riempisse un po’ non tanto le mancanze, ma che riempisse tutti i ruoli“.

L’importanza di una preparazione personale

Ma anche a livello personale, come si convive con questa responsabilità? Perché quando hai questa sorta di potere sull’azienda, su un team, eccetera, come ci si prepara a livello proprio personale?

“A livello personale ci si prepara leggendo tutti i libri, ho passato l’estate a leggere i libri, a fare i piani su come sarebbero stati i miei prossimi mesi, i miei primi 90 giorni nella società. Devo avere un piano scritto di tipo 30 pagine. Poi il primo giorno arriva, tutti i piani scompaiono per magia e non si ha più nulla.

In realtà, a livello professionale conta un po’ l’esperienza: mettere l’esperienza al servizio di qualcun altro, di una società. A livello personale rimarrà sempre una pressione abbastanza importante che secondo me non si assorbe, si condivide. Io cerco di lavorare il più possibile con i miei peers a livello della società, ma anche con i ragazzi che gestisco, gli sviluppatori, per cercare di risolvere i problemi giusti e andare nel verso giusto. È impossibile credere che una sola persona possa decidere da solo e anche deleterio per l’atmosfera generale, per la crescita delle persone che lavorano con te. E quindi la pressione si condivide come si condividono i successi”.

Innamorarsi dei problemi (e non delle soluzioni)

Ma andiamo al consiglio numero 2: innamorati dei problemi, non delle soluzioni. Questa è una cosa difficilissima da fare come product manager: tendiamo a identificarci con le soluzioni che creiamo. Come fai, invece, a dissociare le soluzioni che crei da te, quindi non associandole al te stesso, al tuo ego, per rimanere col problema? Quali sono le tattiche che secondo te funzionano meglio?

“Quello che faccio è non costruire le soluzioni. Non le costruisco io da sola, nel mio angolino. Le faccio piuttosto costruire al mio team. Le costruiamo insieme. Io mi occupo di prendere il problema, di analizzarlo e poi diventa un problema da risolvere a livello del team. Non a livello di product manager: è tutto il team che si occupa di risolvere questo problema e quindi diventa la loro soluzione, la nostra soluzione.

C’è un livello di distacco molto più elevato rispetto al primo prodotto che ho creato dove ho descritto tutto, ero lì che decidevo anche i colori e lì c’è un attaccamento quasi materno, ti immedesimi, ci hai messo tutta la tua anima, è il tuo prodotto. In questo caso invece no, non è il tuo prodotto, è la soluzione di un team, è la soluzione che il team ha scelto perché pensa che sia la migliore da vedere, ma potrebbero esserci un milione di altre soluzioni allo stesso problema. Quello che mi interessa è identificare ed è difficilissimo, identificare il problema corretto da risolvere per raggiungere degli obiettivi di business, per sbloccare un nuovo mercato, per tantissime altre cose”.

Diventare Product Manager: i 5 consigli da seguire (+1)

Tornando alle soft e hard skills, per diventare un Product Manager migliore, tutte le soft skills sono importantissime.

“C’è una cosa che non bisogna mai fare. Il lavoro del Product Manager è abbastanza ingrato a volte. Perché siamo lì che ci facciamo prendere sempre da ‘questo non è fatto bene’, ‘qui c’è un bug’. Queste sono le frasi tipiche che ascoltiamo ogni giorno, quindi non bisogna mai prendere le cose personalmente. Noi abbiamo un obiettivo; questo obiettivo deve essere raggiunto. Il piano non è mai così lineare come la realtà. In realtà c’è una cosa che funziona benissimo per imparare a fare il Product Manager, io non l’ho fatta personalmente, però sono convinta che questa cosa è un aiuto per gli aspiranti Product Manager: ovvero, cercare di creare un prodotto anche senza sviluppare niente. Oggi si fa quasi tutto con del no-code, ma anche un prodotto che è soltanto un servizio che offrite a qualcuno, quindi non un prodotto tecnico o materiale, un prodotto qualsiasi. 

Cercare di sviluppare un prodotto dalla A alla Z, fare le user research, customer interviews e cercare di capire tutte le tappe, perché è un po’ il lavoro che farete ogni giorno e sarà anche un aiuto per rispondere a tutte le domande al colloquio, perché avrete tutte le risposte, le avete vissute sulla vostra pelle”.

Non ascoltare chi ti dice di essere Data Driven (meglio essere Data Informed)

Un altro consiglio importante era quello di ‘non ascoltare chi ti dice di essere data driven’, un po’ controverso forse?

“Sicuramente è un po’ provocatorio, ma non solo. Essere data driven significa prendere decisioni soltanto basandosi sui dati. I dati sono importantissimi e lavorare senza è molto, molto difficile. Però, io preferisco usare il termine di Data Informed, che è un termine che significa ‘conosco i dati, ho accesso ai dati, li analizzo, ma non è l’unico punto e l’unica risorsa che uso per prendere le mie decisioni’.

Uno dei problemi più grandi dei Product Manager – non so perché, è difficilissimo per tutti, anche per me – è uscire e andare a incontrare i clienti del tuo prodotto.

Alzarsi dalla sedia è una cosa difficilissima, e invece bisognerebbe prenderla come routine. Siamo sempre così presi a fare un milione di cose, che mettersi anche un’ulteriore riunione al di fuori della tua azienda è quasi inconcepibile. Quando le persone ti spiegano che devi essere data-driven e tu hai tutto quello che vuoi a tua disposizione, la prima cosa che non fai più è parlare con i tuoi clienti. E diventa un circolo vizioso. Meno parli con i clienti, meno hai voglia di parlare con i clienti, e meno performanti sono le scelte che prenderai. Perché in realtà la maggior parte dell’informazione è nelle discussioni che hai con i tuoi clienti. 

Fare discovery, essere customer centered non è guardare i data o guardare i flow dei miei utenti, è piuttosto parlare con loro. A me piace tantissimo parlare con i clienti perché sono ricchissimi di informazione, non scelgo mai le parole a caso“.

Il sesto consiglio? Il Master in Product Management di Product Heroes!

Qual è il sesto consiglio? Imparare a creare e a gestire Prodotti Digitali dai Product Leader delle migliori aziende al mondo. Come? Attraverso il nostro Master in Product Management, il percorso più veloce ed efficace per avviare o accelerare la tua carriera nel Product Management.

Se desiderate diventare Product Manager e certificare le vostre competenze, o se state già lavorando su un Prodotto Digitale, grazie all’esperienza dei docenti e dei professionisti coinvolti, in 9 settimane imparerete quello che di solito si impara in anni di tentativi, errori e investimenti falliti. Avrete, infatti, la possibilità di lavorare e confrontarvi con professionisti provenienti da realtà diverse tra loro ma che condividono un unico grande obiettivo: imparare a lanciare, gestire e far crescere un prodotto digitale.

Il Master Part-Time in Product Management è il primo programma intensivo che vi permetterà di apprendere l’arte del Product Management da professionisti di aziende come Google, Paypal, Uber, Zalando, Tripadvisor (tra cui anche la nostra Sara Tortoli che ha condotto la live con Silvana!).

Candidati adesso a questo link!

One thought on “Diventare Product Manager: i 5 consigli da seguire (+1)

  • Alessandro

    Vorrei maggiori informazioni sul corso Product manager.
    Grazie

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Le slide sono disponibili per studenti ed ex studenti del Master in Product Management

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