Come si trasforma un’idea in un MVP?

Come si trasforma un’idea in un MVP (Minimum Viable Product)?

Di cosa sia un MVP e perché è importante crearlo ne avevamo parlato in questo ampio articolo del nostro blog dedicato proprio al tema. Ma facciamo un ripasso prima di scoprire come si trasforma un’idea in un MVP attraverso le parole di Lucia Collaràesperta con oltre 16 anni di esperienza nell’ambito Product durante una delle prime live di PH con Sara Tortoli.

Come si trasforma un’idea in un MVP?

Partiamo dalle basi: cos’è un MVP

Il Minimum Viable Product è uno dei passaggi fondamentali da compiere per definire il prodotto finale.

Il termine MVP è stato coniato nel 2001 da Frank Robinson, ma a dargli popolarità sono stati Steve Blank ed Eric Ries, che lo hanno reso uno dei concetti chiave della Metodologia Lean Startup.

Quest’ultima ci fornisce un approccio scientifico alla creazione e alla gestione di startup, e ha come obiettivo quello di portare, il più velocemente possibile, il prodotto desiderato nelle mani degli utenti attraverso un processo di sviluppo circolare Build –> Measure –> Learn.

“Using the Lean Startup approach, companies can create order not chaos by providing tools to test a vision continuously”.

 – Eric Ries

Come spiega durante la live, Lucia ha una visione assolutamente anarchica rispetto a questo. Per Lucia, infatti, l’MVP non è un prodotto. Facendo riferimento proprio alle parole di Eric Ries, era lui stesso a definire MVP una versione di prodotto che ci permette di collezionare apprendimenti e informazioni col minimo sforzo. Quello che deve succedere oggi, invece, è rimuovere questo concetto. L’MVP può anche NON essere un prodotto, ma è soprattutto uno strumento per imparare e mitigare il rischio in un mercato assolutamente folle.

“Che poi ci sia un prodotto dietro, bene. Io consiglio addirittura di non metterlcelo proprio il prodotto all’inizio. Mettici una value proposition, mettici un paio di feature che potrebbero interessare il cliente, controlla la skin in the game con gli MVP test e poi eventualmente inizia a codificare”.

Come testi il tuo MVP, cosa devi misurare?
“Normalmente misuri il target, chi sono i tuoi clienti, misuri un bisogno o l’unresolved need e misuri la value proposition. Il tuo target di utenti, i tuoi early adopters, il bisogno, cioè lo stai aiutando oppure no?, sei una soluzione oppure no? In più, la soluzione deve anche essere un po’ “figa”. 

Al concetto di MVP Lucia preferisce l‘MLP, che è il Minimum Loveable Product, una versione che non solo va a toccare l’MVP, ma va oltre. Si tratta di un concetto che “cura”, che rende giustizia alle feature non solo da un punto di vista funzionale, ma anche dal gusto dell’utente, che si innamora ed è più facile che poi torni.  

Come si trasforma un’idea in un MVP?

Un esempio pratico

Ma passiamo a un esempio pratico, dall’ipotesi fino a un MVP. Mettiamo il caso di lanciare una travel App per single, come se fosse il “Tinder delle vacanze”.

Come funziona? Se sei single, la App ti “accoppia” con degli sconosciuti per andare in vacanza (idea pazzesca, eh?). Dunque, vogliamo realizzare questa App, da dove partiamo? Cosa dobbiamo fare?

Secondo Lucia, dovremmo cominciare testando lo Skin in The Game. “Nel caso di quest’app pazzesca, io partirei da una bella discovery, ad ampio raggio. E se mi chiedi dove, inserirei l’Europa, quindi gente che vuole spendere soldi in una vacanza. Resterei su un target di età 20-40, per entrambi i sessi con leggera preferenza per gli uomini. Inizierei fin da subito con le interview esplorative in materia di viaggi. Prenderei un target bello ampio, quello appena descritto, e creerei un interview esplorativo, seguendo l’approccio da double diamond, quindi vado a esplorare, allargare alla grande e chiederei diverse cose. Una tra le prime, la mia ipotesi più rischiosa da validare: ma tu andresti eventualmente in vacanza con uno sconosciuto, sì o no? Quella sarebbe la roba più rischiosa per me da validare”.

Quindi:

  • Step 1, il problema: il problema l’abbiamo definito. La gente vuole andare in vacanza e cerchiamo di accontentarli;
  • Step 2, qual è la mia target audience? Lo abbiamo definito prima;
  • Primo tipo di MVP test: una survey.

Partire da una survey

La survey, un’interview esplorativa ci permettere di validare un paio di ipotesi per la nostra App, tra cui quella più rischiosa: ma tu, ci andresti in vacanza con uno sconosciuto?

Quindi, fare sempre una domanda che ti spaventa?

“Certo, per forza. Perché in questo modo capisco un po’ qual è lo Skin in the game. Se uno mi dice ‘ma sì, guarda, io la proverei’, una volta che so che tutti quelli che mi hanno detto sì sono uomini norvegesi dai 18 ai 25 anni, allora io lì vado a puntare. Quelli saranno i miei early adopters. Io andrò a puntare lì e potrò fare un test di tipo diverso, per esempio uno smoke test, che mi va a testare ancora un pochino di più la skin in the game”.

“Dopo di che, faccio una landing page con due o tre feature che mi presentano all’applicazione il value che darebbe a questi utenti, per esempio:eventualmente puoi risparmiare un pochino, conosci gente, socializzi e viaggi, che è una cosa che probabilmente tutti hanno voglia di fare. E lì vado a targetizzare solamente il gruppo che io ho selezionato dalla interview precedente. Quindi, li vado a targetizzare e se mi lasciano la mail, mi do degli obiettivi, mi do delle metriche che devo raggiungere, se il 70%, l’80% mi dice di sì, allora posso iniziare a pensare di passare dal test vero e proprio a un MVP, per esempio un prototipo”.

A questo punto probabilmente si potrebbe chiedere una consulenza tecnica, per capire se l’idea funziona da un punto di vista architettonico. In questo momento, infatti, la cosa importante è la viabilità (farò soldi con questa applicazione?), chi sono i miei utenti, insieme alla desirability (è interessante questo per i miei utenti oppure no?).

Dopo, solo dopo, arriva l’ultimo pezzo del triangolo, che è la fattibilità. Si può fare o non si può fare?

“Ancora no. Eventualmente dopo che inizi, in parallelo cosa fai? Devi contattare almeno un partner, un tour operator, l’agenzia che ti dica ‘sì, facciamolo’, perché la prima versione di questo prodotto io la farei tutto da sola. Andrei a fare il matching degli sconosciuti io, da sola, in un Excel file e vedrei come va. Dopo sei mesi di questo lavoro, allora eventualmente contatterai un dev team. Fino a quel momento i miei soldi sono i miei soldi, quindi dovrei stare molto molto attenta a come spenderli”.

Quindi, abbiamo le nostre ipotesi, abbiamo il nostro target audience, abbiamo testato con una survey prima e poi ci facciamo una vera landing page, tutto questo a costo zero fino ad adesso. Adesso cosa succede? Mettiamo che l’idea vada: c’è un problema, la gente sa di avere questo problema ed è interessata ad avere una soluzione.

Puntare sull’usabilità

“Adesso è il momento in cui chiamerei non un tecnico, ma un designer. Un product designer, un visual designer che inizia a farmi dei wireframe e anche eventualmente degli screen low-fi che posso testare ulteriormente. Perché questo interessa a me: mi interessa affinare sempre di più il mio target di utenti e andare a testare una cosa che sembri il prodotto ma non è”.

Puntare soprattutto sull’usabilità. “Quindi, quanti utenti cliccherebbero questo bottone rispetto a quest’altro? Quanti utenti andrebbero in questa pagina a vuoto? Si capisce eventualmente come prenotare? Questo è il momento in cui mi siederei con un designer e inizierei a mappare flow, inizierei a cercare di capire quali sono le prime feature che eventualmente devo avere nel mio MMP o MLP, quindi minimum marketable product o minimum lovable product, non MVP. Andiamo direttamente a una roba che si può marchettizzare, che dal primo giorno i bug ce li scordiamo ed è bella da vedere e ha senso, di cui il mio utente si deve innamorare. Se il prototipo funziona, se la UI mi funziona, abbiamo validato che la Value Proposition funziona, allora lì inizi tutta la Go to Market Strategy“.

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