Come ottenere il primo lavoro da Product Manager?

Come ottenere il primo lavoro da Product Manager?

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Come ottenere il primo lavoro da Product Manager?

Come ottenere il primo lavoro da Product Manager?

Noi lo abbiamo chiesto a 4 eroi della nostra community di Product Heroes:

Andrea Ruggeri, Senior Product Manager @ Gong
Luca Gherardi, Head of Product @ Treatwell
Donato Barbagallo, Head of Product @ Treatwell
Lucia Collarà, Product Lead & Venture Design Consultant

Se vi siete posti almeno una volta questa domanda, significa che avete già ben chiaro il percorso da seguire per diventare un Product Manager, quale sia il ruolo del Product Manager e cosa sia il Product Management.

Dunque, se nei vostri sogni c’è quello di intraprendere la carriera del Product Manager, siete nel posto giusto!

In ordine, ci focalizzeremo sui seguenti punti:

  1. Perché il PM è una tra le figure più ricercate dalle aziende oggi
  2. Com’è cambiato il ruolo del PM nel tempo? 
  3. Quali sono le competenze che deve avere oggi un PM per entrare nel mondo del lavoro?
  4. E’ necessario un titolo di studio preciso?
  5. E’ importante avere un buon network?
  6. Chiunque può fare il Product Manager?
  7. Come gestire lo switch da altri ruoli digitali a quello del PM? Quali competenze integrare?
  8. Su quali tipologie di aziende puntare per prime?

Andremo quindi a esplorare quali sono gli step necessari per ottenere il primo lavoro da PM, quali le competenze richieste oggi dalle aziende e su quali aziende puntare, l’importanza della motivazione e del networking e – soprattutto – delle proprie hard e soft skills. Se siete così curiosi come ci auguriamo, vi consigliamo anche di dare un’occhiata alle domande di colloquio per Product Manager e a quelle che secondo noi (e secondo la nostra community) sono le 6 caratteristiche chiave di un Product Manager di successo. 

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Come ottenere il primo lavoro da Product Manager: la parola ai nostri eroi

Perché il PM è una tra le figure più ricercate dalle aziende oggi?

“La figura del PM sta diventando sempre più importante perché si sta evolvendo il modus operandi delle aziende tech. Oggigiorno sopravvivere in un’industria dove la competizione è altissima, richiede un approccio a fare prodotto estremamente user-centrico. Sono finiti i giorni del first mover advantage: oggi l’unico modo per rimanere competitivi che conta è creare abbastanza valore da essere rilevanti ed essere capaci di progettare un’esperienza utente impeccabile. Elementi entrambi complessi da raggiungere e che richiedono tempo e competenze da parte di una figura specifica in azienda, che oggi è il PM. Per questo il PM è oggi una figura molto ricercata”. [Andrea Ruggeri].

“Se parliamo del mondo digital, è importante perché le aziende di oggi lavorano su prodotti sempre più complessi, più integrati, e sono alla ricerca di figure che non rappresentino il cosiddetto “business”. Nel vecchio ‘mondo’, tipicamente lo sviluppo era affidato a dei project manager e c’era poi il business che dettava i requisiti. Invece, in questo caso, serve una figura a 360° gradi che sia in grado di intercettare questi bisogni del business ma anche di mille altri attori come la compliance, il legale, le opportunità, e che sia in grado di tradurli in qualcosa che sia molto più integrato e parli molto meglio con la parte tech. Il product manager è ovunque, nella parte digital ovviamente si ritrova più nel suo mondo e ambiente ideale perché lavora a stretto contatto con il team tech”. [Donato Barbagallo].

Com’è cambiato il ruolo del PM nel tempo?

“Prima dell’approccio user-centrico, il ruolo del PM era molto più legato all’esecuzione tecnica (delivery) rispetto ad oggi. Il PM era una figura di coordinamento del lavoro di designers e developers, una sorta di super PO (a questo link puoi leggere la differenza tra Product Owner e Product manager ), il cui compito era molto incentrato sulla gestione dei task e delle risorse. 

Nel tempo invece il ruolo del PM si è avvicinato molto allo studio dell’utente ed ai suoi problemi, allontanandosi sempre di più dai task operativi e legati alla gestione della delivery. Il PM moderno passa la maggior parte del suo tempo a parlare con gli utenti, capire i loro problemi, analizzare il loro comportamento, osservare l’industria ed i competitor. Tutte attività che permettono al PM di sviluppare una roadmap più impattante per quanto riguarda la creazione di valore per gli utenti. 

Questo è stato anche reso possibile dalla nascita di altre figure complementari a quella del PM, come quella dei full stack designers (UX + UI) e dei tech leads, che si occupano della gestione task e risorse nei rispettivi domini. Due ruoli che, di fatto, fanno risparmiare al PM tutta una serie di attività operative che in passato andavano a consumare grossa parte del tempo a disposizione”. [Andrea Ruggeri]

Quali sono le competenze che deve avere oggi un PM per entrare nel mondo del lavoro?

“Per entrare nel mondo del lavoro come PM alle prime armi, è necessario avere competenze circostanziali, intese come quelle conoscenze che coprono a grandi linee il mondo del Product Management, come ad esempio:

  • Avere un’idea di quali sono le fasi del product development journey
  • Identificare opportunità di prodotto
  • Validazione idea
  • Sviluppo (Scrum, Kanban, etc..)
  • Lancio
  • Analisi successive al lancio
  • Avere un’idea di come sono strutturate oggi le aziende tech
  • Cos’è un product team
  • Cos’è un pod o un team multifunzionale e quali sono i ruoli tipicamente facenti parte di esso
  • Quali sono le figure che tipicamente si trovano in un’azienda tech

La maggior parte del resto delle competenze richieste per diventare un buon PM si acquisiscono strada facendo e puntando a fare esperienze che sono in linea con la crescita che si vuole ottenere”. [Andrea Ruggeri]

“Cerco di valutare due aspetti: per primo la capacità di apprendimento e proattività dell’individuo; in secondo luogo, la capacità di collaborare all’interno di un team e portare risultati”. [Luca Gherardi]

“Ci sono alcune soft skills e hard skills, come in tutti i campi. Per quanto riguarda le soft skill, e lo citavo in classe durante i Master di Product Heroes, si parla del PM come uno dei mestieri più stressanti del mondo: cosa che è anche vera perché sei sempre in mezzo ai due fuochi. Io lo definisco sempre così: sei un equilibrista al circo che cammina su un filo sospeso, senza rete di protezione, senza ganci e con le persone dietro che ti lanciano dei coltelli…

Visione tragica a parte, sicuramente le soft skill saranno: le capacità di comunicazione, di empatizzare con i tuoi clienti finali ed internamente con il team.

Relativamente alle hard skill: servono sicuramente delle competenze tecniche, non profonde, ma abbastanza valide per capire i principi generali dello sviluppo, dell’infrastruttura tecnica con cui si ha a che fare, ma anche capacità di analizzare i dati, saper fare qualche query, eccetera. Niente che non si possa imparare. Io faccio sempre una domanda al contrario: se tu pensi di voler fare il PM, ma l’idea di stare nelle tue giornate a discutere con gli ingegneri – perché c’è un certo bug in produzione legato a una libreria o altro – e tu lo cominci a fare ma poi dopo smetti di farlo, allora questo mestiere non fa per te”. [Donato Barbagallo]

E’ necessario un titolo di studio preciso?

(Può essere utile il Master in DPM di Product Heroes!) ;D

No, non serve un titolo di studio preciso. Penso che avere un background di tipo analitico/informatico possa sicuramente aiutare a muovere i primi passi da PM, ma non esiste ad oggi un titolo di studio particolarmente formante per il ruolo da PM”. [Andrea Ruggeri]

“Assolutamente no! Ho lavorato con PM di successo (spesso negli Stati Uniti e in Inghilterra) che non avevano nemmeno un titolo di laurea. Ovviamente un solido metodo di apprendimento e capacità di adattamento sono necessari“. [Luca Gherardi]

“Sicuramente no. Non ci sono ancora lauree per diventare PM e comunque conosco PM che hanno le competenze più disparate: chi non ha una laurea, chi ha una laurea in filosofia, chi in ingegneria. Io sono laureato in ingegneria informatica e mi viene da pensare che un minimo di competenze tecniche per iniziare, per la parte hard, quindi economia ed ingegneria, possa essere un certo vantaggio“. [Donato Barbagallo]

E’ importante avere un buon network?

“Avere un buon network è sicuramente importante per 2 motivi principali che sono:

  • Imparare da chi ha più esperienza
  • Essere esposti a più opportunità

Il modo migliore per cominciare è senz’altro cominciare a frequentare meet-up rilevanti nella propria area geografica e, se non ce ne sono, partecipare a meet-up e seminari online. Un’altra strada (per i meno timidi) è mettersi in contatto con persone più esperte su LinkedIn e proporre di fare una chiacchierata, si ricevono molte più risposte positive di quanto uno possa immaginare!”. [Andrea Ruggeri]

“Per esperienza personale posso dire che fa la differenza! Molte volte non è necessario andare lontano. Io consiglio sempre di iniziare a costruirsi un network partendo dalla propria azienda (anche io ho iniziato in questo modo in Vodafone). E’ molto più facile trovare il primo lavoro da PM facendo una transizione all’interno dell’azienda in cui uno lavora, piuttosto che dover partire da zero. Questo perché l’azienda avrà la capacità di valutare la persona sulla possibilità di apprendimento e adattamento!”. [Luca Gherardi]

“Per iniziare nessuno ha un network, secondo me. Posto che sono tutte cose che si riescono facilmente a trovare online. Probabilmente dopo, per affinare le tue competenze e per lavorare meglio e trovare opportunità, sicuramente è importante, ma per iniziare non credo. Una cosa che consiglio: prima di cominciare, è importante cercare di mettersi in gioco personalmente. Se si vuole fare un cambio di carriera, un po’ come accade per i designer, è quello di fare un esperimento in proprio, per un proprio progetto personale, a cui lavorare la sera o il weekend, in modo tale da mettersi in gioco e poi eventualmente raccontarlo a chi fa una selezione. Un progetto che può essere anche il tuo blog, qualcosa che sviluppi in modalità no-code. Qualunque cosa”. [Donato Barbagallo]

“Ci sono modi diversi per avvicinarsi al ruolo del PM: semplicemente cercando colleghi internamente o esternamente o presso aziende che ci interessano molto, parlare con loro, capire come lavorano, cosa fanno e potrebbero essere una preziosa connessione in futuro quando siamo pronti per applicare. Importante è non focalizzarsi solo sul CHIEDERE, CHIEDERE, CHIEDERE: quando facciamo networking e cerchiamo connessioni che possono esserci utili, offriamo qualcosa in cambio. Se abbiamo del tempo e vogliamo connetterci con delle persone di prodotto di un’azienda che potrebbe interessarci in futuro, chiediamo se c’è qualcosa di cui hanno bisogno o se possiamo offrire valore facendo parte in dei focus groups o interviews groups.

Quando creiamo il CV dovremmo chiedere una review da parte di persone di prodotto, possibilmente all’interno di aziende vicine a quella per cui vogliamo applicare se non la stessa, soprattutto se abbiamo la fortuna di conoscere già qualcuno interno, per aver feedback.

La maggior parte dei colloqui di prodotto si dividono in 4-5 punti.
Ci sono domande su:

  • Soft skills e stakeholder management
  • Design thinking e product design, quindi più vicine alla customer experience e journey mapping
  • Domande di strategia per capire se la persona riesce a pensare in modo strategico
  • Qual è il proprio approccio tattico rispetto a problemi e come affrontarli
  • Le metriche e saper leggere i dati (per trasformarli in insight preziosi che poi possano tradursi in roadmap/vision)
  • L’aspetto di ‘go to market’, capire una volta che abbiamo creato un modello di business o migliorato e come lanciarlo sul mercato
  • Come lavorare con ruolo più affini a marketing e brand per lanciarlo nel modo più effective possibile sul mercato”. [Lucia Collarà]

Come ottenere il primo lavoro da PM: chiunque può fare il Product Manager?

“No, chiunque può diventare un Product Manager, ma non è una figura che chiunque può ricoprire dall’oggi al domani. Oltre alle competenze di base elencate prima, occorre anche trovarsi a proprio agio con la tecnologia in generale ed essere un team player, altrimenti non c’è alcuna possibilità di diventare un PM. Innanzitutto, perché quella del PM è una figura piuttosto moderna: si è sviluppata appoggiandosi a numerosi prodotti digitali che ormai sono indispensabili per svolgere le funzioni relative a questo ruolo. Il prodotto del PM (inteso in senso moderno) non è mai esistito in assenza di tecnologia.

Per quanto riguarda invece la capacità di lavorare in squadra, basti pensare che il PM non può completare il suo lavoro in isolamento, a meno che non sia anche un designer, uno sviluppatore, un analyst o un marketer. La forza dei team multifunzionali si basa proprio sulla collaborazione di persone che hanno competenze complementari e volte alla creazione dall’inizio alla fine di una soluzione che crei valore per l’utente. [Andrea Ruggeri]

“No! Il lavoro del PM richiede tanta capacità di apprendimento, sacrifici, umiltà e abilità di intrattenere rapporti interpersonali. Durante il percorso di assunzione si investe molto tempo nel capire come il candidato si potrà adattare all’ambiente aziendale”. [Luca Gherardi]

“Ho visto tante persone che, vedendo me farlo, hanno detto ‘voglio fare anche io questo switch di carriera’, ma hanno smesso di farlo però dopo poco. Perché? Perché richiede un’attitudine abbastanza particolare, devi essere portato a tollerare incertezze continue, conflitti interni ed esterni. Su chiunque direi di no, chiunque chiaramente può provare a farlo salvo accorgersi poi che questa non è la propria strada”. [Donato Barbagallo]

“Io comincerei dalla domanda: perché voglio diventare PM? Ci sono un sacco di persone che oggi vogliono fare questo mestiere così cool, ma ciò non significa che sia il lavoro giusto per tutti, o l’unica opzione. E’ figo, generalista, hai a che fare con tante persone diverse, con skills diverse… ma prima ancora di pensare ‘come faccio lo switch’, io consiglio sempre – durante i miei momenti di coaching e mentoring alle persone che stanno pensando di fare uno switch di carriera – di capire effettivamente se è questo il right-fit. Si può fare in tanti modi: con un’analisi Swot, riflettendo sul proprio why e reason why, purpose in life, ma anche capendo quali sono i driver di ogni singola persona.

Bisogna chiedersi qual è la mia motivazione intrinseca.

Cosa mi importa di più nella mia vita? Soldi, connessione con altre persone, risoluzione problemi, crescere, fare del bene, lavorare con persone intelligenti, avere molta autonomia, flessibilità, la carriera, il riconoscimento del titolo?

Una volta che capiamo qual è la motivazione intrinseca che ci spinge, allora dobbiamo matcharla con quello che è il ruolo del PM, con cosa rappresenta il PM, ruolo per cui le soft skills sono anche più importanti delle hard skills. E’ anche importante pensare cosa non ci piace: se non mi piace parlare troppo con le persone, se preferisco lavorare da solo, forse non è il match perfetto… se abbiamo queste tematiche belle chiare, più una SWOT analisi con i nostri punti di forza e debolezze, bisogna cercare di capire se il gioco vale la candela per noi.

A volte si pensa al ruolo del PM perché è il ruolo più di spicco nelle aziende nei ruoli tech, nel mondo dell’innovazione. Ma non è l’unico ruolo a cui potremmo essere interessati per esempio. Altra cosa che faccio con i miei “mentees” cioè le persone junior che seguo è chiedere: se tu fossi la versione più audace di te stesso, più coraggioso, se non avessi ostacoli nel tuo cammino, cosa faresti? Dove andresti? Che lavoro faresti? Di cosa ti occuperesti? E capire così se ci sono delle connessioni con il ruolo del PM”. [Lucia Collarà]

Come gestire lo switch da altri ruoli digitali a quello del PM? Quali competenze integrare?

“Una buona strategia per passare al ruolo di PM da altri ruoli digitali, è cominciare a coprire posizioni che lavorano a stretto contatto con un PM. Questa strategia non solo permette di osservare da vicino cosa significa veramente lavorare come PM, ma consente anche di imparare sul campo processi, metodologie ed approcci che un PM sfrutta ogni giorno per espletare le sue mansioni”. [Andrea Ruggeri]

“La capacità di autocritica è fondamentale. E’ importante cercare di capire quali sono i propri punti di debolezza e lavorare su quelli. Per esempio, la transizione di un product designer sarà diversa da quella di uno sviluppatore. Un designer potrà focalizzarsi più sulla parte di business metrics/analytical skills, mentre uno sviluppatore più su quella di user experience. Ci sono tantissimi framework per la valutazione delle competenze di un PM su internet. Il mio consiglio è di partire da lì, e di focalizzarsi sui propri punti di debolezza!”. [Luca Gherardi]

“Le competenze da integrare sono quelle che mancano. O partire da un progetto personale oppure puntare internamente in azienda (le più illuminate lo fanno fare). Il ruolo del PM nasce senior tecnicamente e arriva, per l’appunto, da altre figure interne all’azienda già senior. Quindi per esempio un ex marketing manager o qualcuno più vicino al cliente finale, quindi al customer support, eccetera. Anche per le figure tech succede a volte, per motivi statistici e non capacità tecniche: secondo me internamente questa cosa viene incoraggiata. Per figure più junior suggerisco l’affiancamento, anche se c’è molto dibattito sul tema, ma è necessario. L’azienda deve crederci per supportare la crescita di questa persona, con un coach interno se c’è o anche esterno”. [Donato Barbagallo]

“Ci sono un sacco di modi in cui ci si può approcciare al ruolo. Alcuni si spostano internamente in azienda, è più semplice se si ha esperienza all’interno dell’azienda o dell’industry. Per alcune persone ha senso avvicinarsi al product management attraverso il product marketing o la strategia, o anche all’analisi. Il tutto per avere qualcosa che sia vicino a product management prima della transizione vera e propria. A livello globale, c’è un sito interessante. Si tratta di una lista di “associate product management roles” che le più grandi aziende hanno sempre aperte perché sono sempre interessate a “crescersi” le proprie persone di prodotto all’interno della propria azienda. Si chiama APMLIST.COM, e potrebbe essere un modo interessante per approcciarsi, anche se stai iniziando con una grande azienda.

Un altro modo per approcciare il modo del product management è – se si ha coraggio – entrare in una startup. Se vuoi velocizzare la transizione al product management e non ti importa più di tanto del rischio che corri, della pressione e del fatto di dover imparare sul lavoro, ci sono un sacco di startup che sono aperte ad assumere Junior Product Manager e crescerli all’interno.

Un altro modo ancora? Iniziare un proprio progetto, oltre al proprio lavoro full time, o pro bono o nel proprio tempo libero. Dedicarsi a un’attività di prodotto, fondare una startup, una no-profit, supportare pro bono una startup che ha bisogno di persone di prodotto”. [Lucia Collarà]

Su quali tipologie di aziende puntare per prime?

“Le aziende sono fatte di persone, quindi più che dare un suggerimento relativo a quali tipologie di aziende su cui puntare per prime, io consiglierei di puntare su certe tipologie di team. Se fossi un PM alle prime armi, punterei a fare esperienze che mi facciano imparare il più possibile e solitamente queste esperienze si fanno in team di prodotto dove:

  • Ci sono persone (PM, Group Product Lead, Directos of Product, VP Product, CPO) molto più esperte, da cui imparare ed a cui chiedere consigli. Inoltre queste persone possono diventare mentor o comunque ottimi contatti da tenere in futuro;
  • C’è autonomia d’azione e libertà di esplorare senza micro management da parte delle posizioni executive;
  • I team di prodotto performano al meglio quando gli obiettivi sono molto chiari, ma non ci sono limiti o indicazioni su come raggiungerli”. [Andrea Ruggeri]

“Il mio consiglio è quello di partire dalla propria azienda. Molte volte non serve andare lontano! Solo se non ci sono opportunità all’interno della propria azienda, consiglio di guardare altrove”. [Luca Gherardi]

“Per un PM alle prime armi, l’ambito startup o digitale puro è sicuramente l’esperienza più sfidante e divertente dove puoi sbagliare di più. Aziende più strutturate sono sicuramente più complesse e di solito il campo è più ristretto.

Nelle startup: puoi sbagliare, provare, questo mestiere lo fai a 360 gradi senza tanti fronzoli che possono distrarti dalla cosa.

Altro ideale. Un’azienda Product Lead, di marketing, che ha anche un prodotto con cui fa delle cose, o un’azienda automotive che ha anche dei prodotti digitali ma che non sono il suo core business, potrebbe essere una opportunità. Fiat, Tesla, e altre, dove il prodotto digitale è profondamente integrato col prodotto fisico. Secondo me queste sono bellissime realtà. In Amazon Alexa dove lavoravo prima l’ambiente è fighissimo da questo punto di vista: ci sono delle complessità pazzesche legate al fatto che hai un prodotto digitale ma che viene servito fisicamente con tutta una serie di limitazioni del caso. Una vera sfida interessante”. [Donato Barbagallo]

“Una cosa importante da valutare è capire quale tipo di PM essere o diventare. Non tutte le persone hanno una chiara idea su questo quando iniziano. Quindi il ruolo di per sé è generalista ma all’interno del product management ci sono tanti segmenti, fra questi i più importanti sono:

  • Growth product management (persone che sono ferrate con dati, metriche, rapide experimentation)
  • Product management 0 to 1 (pm a cui piace creare dal nulla, partono dal problema e creano nuove idee, nuovi business models e li testano in un mercato nuovo solitamente);
  • Quelli più focalizzati su prodotti già esistenti (lavorano con cicli scrum, agile, fondati con meno pressure e tempi più lenti e ritmati, di solito si chiamano platform product managers);
  • Più tecnici che si occupano della parte più architettonica (che sono un mix tra i product manager e gli architetti digitali)
  • Altri che sono più focalizzati sul consumer journey e customer experience (non hanno un nome preciso, ma all’interno della job description queste cose sono indicate).

Se la persona che sta cercando di portare avanti questa transizione ha già un’idea chiara, sarà più facile capire quale industria, che tipo di aziende e in quale fase del loro product cycle sono e quindi dove applicare. Bisogna fare comunque tanta ricerca tra industrie e aziende in base a quelli che sono i nostri valori e a cosa ci ispirano, per capire come ci stiamo presentando a questa o a quell’altra azienda, quali skills abbiamo, cosa dobbiamo imparare sul lavoro o per cui dobbiamo prepararci ancora prima di applicare”. [Lucia Collarà]

Conclusioni

Abbiamo toccato vari aspetti. Innanzitutto, il Product Manager è una tra le figure più ricercate dalle aziende perché è capace di creare valore e di progettare un’esperienza utente impeccabile. Una figura a 360° gradi che è in grado di intercettare i bisogni del business, ma anche di mille altri attori come la compliance e il legal, per tradurli in qualcosa che sia molto più integrato e parli molto meglio con la parte tech.

Il PM passa la maggior parte del suo tempo a parlare con gli utenti, a capire i loro problemi, analizzare il loro comportamento, osservare l’industria ed i competitor. Non è necessario un titolo di studio, ma le attitudini e le competenze tecniche (di base), insieme alle soft skills richieste sono praticamente necessarie e fanno la differenza.

Fondamentale – non dimenticatelo – è avere un proprio network: frequentando meet-up, mettendosi in contatto su Linkedin con persone interne alla propria azienda o esterne che possano darci feedback, ma non solo. E’ importante non solo chiedere, ma anche offrire qualcosa in cambio: un suggerimento, un aiuto pro bono, un’idea. A proposito di idee, un primo passo verso il fantastico mondo del Product Managament potrebbe essere quello di pensare a un proprio progetto personale.

E tu, come hai ottenuto il tuo primo lavoro da Product Manager? Ti ritrovi in questi consigli? Se hai intenzione di intraprendere questa carriera, facci sapere se i suggerimenti dei nostri eroi ti sono tornati utili 🙂

e se ti piacerebbe approfondire il Product Management all’interno di un percorso formativo di gestione del prodotto a 360°, dai un occhio al Master in Product Management 🎓 in partenza!


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